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Perchè AggioHouse? Abbiamo deciso di partire da noi!

Domenica 12 Ottobre c’era il sole, ma le previsioni per i giorni successivi erano pessime, e se la frana avesse continuato ad inzupparsi d’acqua sarebbe scesa ancora, rendendo irrecuperabile la casa. E’ bastato un messaggio su Facebook e qualche chiamata su Whatsapp: “Alle 14 ad Aggio. Servono pale, sacchetti e teli”. Non c’era ancora la pagina, il sito, il gruppo, c’era solo qualcosa da fare ed in fretta.

Avevamo poco più di tre ore prima del buio e due obiettivi: costruire una diga di sacchetti di terra sotto il guard rail della strada provinciale e coprire con teli di nylon la parte più scoscesa della frana. Mi sembrava impossibile. Ma dopo pochi minuti ecco arrivare i primi rinforzi. Amici di Stefano e Aurelia, abitanti di Aggio, con una pala sulla spalla, un fascio di sacchetti e la faccia decisa.

Iniziamo i lavoro alla frana di Aggio. Ce la faremo prima del buio?

Iniziamo i lavoro alla frana di Aggio. Ce la faremo prima del buio?

Ci dividiamo in modo naturale in gruppi di 3 persone: uno a spalare, uno a tenere il sacchetto ed uno a portare il sacchetto sotto il guard rail. E’ una scena incredibile, una attività brulicante intorno alla frana, una somma che supera la forza dei singoli. Sotto gli occhi attenti del geologo Marco, la terra che invade la provinciale si trasforma in un muro di sacchi. Quando finiscono i primi 50 sacchi comprati in città trattengo una smorfia ed un pensiero: “Ecco è stato bello ma finisce qui. Troppo presto”. Ma ancora qualche telefonata ed un altro appello sui social, ed il miracolo continua. Arriva tra gli altri un signore anziano, con un sacco pieno di sacchetti di plastica di ogni genere: sacchi vuoti di terriccio da giardinaggio, di mangime, di cemento. Raccolti per una vita perchè possono sempre servire. Non ha la forza per spalare ma ha portato una vecchia pala, che alla fine della giornata avrà il manico rotto.

La diga di sacchetti prende forma!

La diga di sacchetti prende forma!

Passano le ore e chi lavora alla diga quasi non si accorge che l’attività prosegue anche sotto il guard rail. Con gli imbraghi da roccia, da speleo e da lavoro recuperati tra gli amici si lavora a coprire la frana con i teli. Il tempo stringe ma il lavoro procede. Stefano con la grazia di un trapezista sovrappeso penzola sul bordo della frana. Mentre lo guardo dall’alto muoversi con determinazione su una frana che minaccia tutto quello che ha costruito in una vita di sacrifici, prendere decisioni, sorridere e scherzare, forse per la prima volta oso dire a me stesso che invece ce la possiamo fare. Quell’amico mi sta insegnando qualcosa:  è così si difende la propria famiglia, con la propria forza moltiplicata dalla fiducia in se stessi e negli altri.

Stefano trapezista sotto la frana di Aggio

Stefano trapezista sotto la frana di Aggio

 

 

Le ore passano e la strada si svuota: non serve più essere in centinaia di persone. La diga copre ormai ed incredibilmente con due strati di sacchetti tutto il tratto di guard rail da dove l’acqua si è incanalata sulle fasce causando la frana. Saranno trenta metri e trecento sacchetti. E’ ormai bui ma serve ancora qualche sforzo per sistemare gli ultimi teli. Non ce la faremo a coprire tutta la frana, ma nemmeno sarebbe utile. Esce una lampada frontale dallo zaino di uno degli amici appesi alle corde e si finisce il lavoro come meglio non si poteva sperare.

Ultimi teli sistemati ormai al buio

Ultimi teli sistemati ormai al buio

Perchè ho scritto tutto questo?

Fin dal primo giorno l’aiuto è arrivato “dal basso”, dagli amici, dal paese, da tutte le persone di cuore che sono state raggiunte dall’informazione di un bisogno e che si sono rimboccate le maniche insieme a noi. Dopo questa prima giornata di lavoro, finita con l’entusiasmo di poter ottenere qualunque risultato, abbiamo iniziato a vedere quello che ancora ci aspetta e renderci conto dell’enormità di quello che c’è ancora da fare.

Le istituzioni hanno i loro tempi ed i loro meccanismi. Il fatto che la frana di Aggio era stata prevista due anni fa, al contrario di accelerare le attività delle istituzioni le ha rallentate. In più l’emergenza non è finita: un mese dopo la frana ed i disastri del 9 Ottobre a Genova e Montoggio altre alluvioni e frane hanno devastato la Liguria e la provincia di Genova, e come nel nostro caso le vittime si sono rimboccate le maniche per sgombrare e ricostruire.

Tutto questo ci ha convinti che dobbiamo tenere viva l’attenzione: dobbiamo continuare a ricordare che il lavoro è appena cominciato e che serve aiuto economico, sostegno mediatico, serietà e costanza nei rappresentanti delle istituzioni, e tutto questo potrà succedere solo se ci muoviamo insieme, senza spaventarci di continuare a raccontare la nostra storia per paura che qualcuno si offenda e continuando a proporre idee ed attività per avvicinarsi al momento di togliere la frana. E questo come lo possiamo fare noi che sosteniamo AggioHouse lo può fare chiunque: ognuno di noi hai il preciso dovere di agire in prima persona moltiplicando le proprie forze grazie alla comunicazione con il vecchio metodo delle telefonate agli amici ma anche con i nuovi mezzi offerti della rete.

Marcello

 

2 thoughts on “Perchè AggioHouse? Abbiamo deciso di partire da noi!

  1. carissima aurelia….purtroppo.nn ho possib economiche perche.come tu.sai.anch io.ho perso casa ed.ho dovuto prenderne un altra…anvhe se ho ricev aiuti come puoi immaginare i soldi nn bastano mai….. auguro a te.e famiglia di.poter al piu presto rientare nella vostra casetta….. anche.se.e.poco.sappi.che ti sono.vicina.. un abbraccio con affetto dany

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